Erano le 20 e 30 di venerdì sera.
Le ultime due gocce di colonia e una sistemata alla giacca. Ero
pronto per passare una delle serate più incredibili della mia vita. L'ultima
volta che l'ho vista, le ho lasciato un invito per la mostra di quadri di quella
pittrice che aveva tanto apprezzato. Ci siamo dati appuntamento direttamente al
loft a causa di un aperitivo col “fidanzato”, se così possiamo chiamarlo.
Un Martini. Due chiacchiere con coloro che sembravano sicuri
di cosa stessero parlando mentre io mi fingevo interessato. La loro voce
risuonava lontana, noiosa, riuscivo a sentirli ma non ad ascoltarli. Un altro
Martini.
L'orologio segnava le 22.
Neanche il tempo di ordinare il terzo cocktail per
vivacizzare la serata che vibra il cellulare.
Era lei che mi aspettava fuori al parcheggio.
Era appoggiata alla macchina, in un tubino nero, così
aderente che lasciava poco spazio all'immaginazione. Una sensualità celata da
un pezzo di stoffa che ho sperato tutta la sera di strappare via. Il tacco in
vernice non era il solo che faceva crescere il sex appeal, il suo rossetto era
rosso, come il mio sangue che scorreva più veloce alla sua vista. I battiti
acceleravano quando si avvicinava e il suo profumo mi inebriava. Eravamo giovani,
liberi, nulla ci poteva ostacolare. Dovevamo essere egoisti e pensare a noi
stessi, ai nostri istinti. E se l'istinto ci diceva di chiuderci in macchina o
nel bagno, dovevamo farlo.
-Libera.